Sanna Porcu

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Sul finire del XVI secolo, scemati ben presto gli entusiasmi per la vittoria di Lepanto (1571), la minaccia dei turchi sulle coste italiane aveva ripreso vigore; essa era sistematica, devastante, di portata tale da minacciare da vicino gli Stati italiani ed europei, un po' come avviene oggi da parte del terrorismo dell'Isis.

Vere e proprie battaglie navali si combattevano nel Mediterraneo, con grande dispiego di flotte europee e mussulmane, con abbordaggi ai convogli mercantili da parte delle navi corsare, o incursioni lungo le coste del Mediterraneo e nei villaggi dell’entroterra col grido di terrore "Mamma li Turchi" gridato  a squarciagola dalle fanciulle all'apparire delle imbarcazioni barbaresche e rimasto ancora nella memoria collettiva. Questa era la situazione difficilissima che il nuovo pontefice si trovò ad affrontare. Da una parte il banditismo interno  allo Stato Pontificio che imperversava e ormai totalmente fuori controllo, dall'altra la continua minaccia turca che rendeva difficilissimi i commerci e la sicurezza delle popolazioni. L’impero turco, come aveva fatto nel passato, alla fine del XVI secolo aveva intensificato la pressione verso l’Europa, elevando a sistema economico il sequestro di persona per arricchire le reggenze barbaresche di Algeri, Tunisi e Tripoli che erano le principali città che praticavano questa forma economica di sequestro, nell'attesa del riscatto; e se il riscatto non veniva, era sempre l'acquisizione di mano d’opera gratuita che poteva essere rivenduta e se non era rivenduta poteva essere chiaramente  fatta lavorare gratuitamente a beneficio di chi aveva sequestrato.
L’Italia per la sua posizione geografica di tale situazione subiva le maggiori conseguenze perché costituiva il primo baluardo difensivo. La minaccia sulle coste della nostra penisola era praticamente quotidiana, dalle coste laziali a quelle adriatiche, dalla Sicilia al Regno di Napoli, alla Puglia (Bari), per non parlare poi della Sardegna crocevia del Mediterraneo.